Scrivere sull'Acqua

In questi giorni penso spesso a cosa sia il blog in generale e che significhi scrivere sui blogs, per i blogs. Stimolato alla riflessione dal collega bloggher Effe di HERZOG che autoironicamente parlò di "blogs sbagliati" mi sono tuffato in interpretazioni e riflessioni.
Tanto per cominciare io non ho mai pensato di inventare un blog, devo tutto all'amico carissimo tenente P. alias cf10052015: ora ammiro la sua ingegnosità ed il suo gusto e qui mi diverto. Non ho mai pensato di creare un blog per via dell'impegno a manu/tenerlo, non volevo crearmi ulteriori incombenze.
La cosa bella per me è che questo blog non ha pretese di essere chissacché, né presunzioni letterarie, né altoestetiche, né cazzute.
Per me è un blog così, spiritoso, un poco surreale come il titolo che porta che ricorda il dadaismo, Jarry e i fiori blu di Queneau, una roba un poco francese, sinuosa, birichina nonché d'evasione e di passatempo (se è lecito dirlo…).
Insomma una cosa leggera senza pretese di farne un manifesto.
Invece, invece esistono blogs o meglio blog/riviste con pretese o intenzioni di impegno letterario che accumulano moltissimi commenti di ogni livello: ormai è da almeno due anni che le scorro e provo da mesi e mesi, troppo spesso, un senso di frustrazione.
Molte volte ho scritto dei commenti su Naz. Indiana, per esempio, altri interessantissimi ne ho letti, degni di ricordo, conservazione e stampa.
E tutto finisce poi nel calderone o intruglio infernale degli archivi dove viene dimenticato, indi cancellato: pare di scrivere sull'acqua o sulla sabbia di una battigia.
É pur vero che tutto è effimero, ma qualcosa, qualche testo perdura anni: io trovo alla fin fine che il blog è uno dei massimi sintomi o segni della civiltà consumistica ove tutto si deve consumare rapidamente per far posto subito al nuovo prodotto.
Rispondeva Pasolini ad un intellettuale che diceva "prodotti" la sue poesie che una scarpa è un "prodotto" che si consuma e si deve consumare, la letteratura, la poesia no, esso è parto culturale che si rinnova ad ogni lettura.
Io francamente vorrei credere a Pasolini, vorrei fare mie queste sue parole ma ho dei dubbi filosofici sulla fruizione e durata dell'opera d'Arte.
Avevo chiesto più volte a Nazione Indiana di modificare graficamente il blog di modo che grandi temi culturali attuali ricchi di centinaia di contributi quali "Restaurazione" fossero sempre visibili attraverso un finestra o occhiello richiamabile con un click.
Purtroppo la mia osservazione non è stata raccolta.
Un vero peccato, riviste a parole decisamente anticonsumiste che si adeguano al massimo consumo verbale e di idee.
Allora, ripeto: è come scrivere sull'acqua, cose di poco momento, per cui se è così, sui blogs "impegnati" non ho più voglia di intervenire, oppure con molto distacco.
Ma poi ne vale la pena?