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venerdì, 25 novembre 2005

 Scrivere sull'Acqua

In questi giorni penso spesso a cosa sia il blog in generale e che significhi scrivere sui blogs, per i blogs. Stimolato alla riflessione dal collega bloggher Effe di HERZOG che autoironicamente parlò di "blogs sbagliati" mi sono tuffato in interpretazioni e riflessioni.
Tanto per cominciare io non ho mai pensato di inventare un blog, devo tutto all'amico carissimo tenente P. alias cf10052015: ora ammiro la sua ingegnosità ed il suo gusto e qui mi diverto. Non ho mai pensato di creare un blog per via dell'impegno a manu/tenerlo, non volevo crearmi ulteriori incombenze.
La cosa bella per me è che questo blog non ha pretese di essere chissacché, né presunzioni letterarie, né altoestetiche, né cazzute.
Per me è un blog così, spiritoso, un poco surreale come il titolo che porta che ricorda il dadaismo, Jarry e i fiori blu di Queneau, una roba un poco francese, sinuosa, birichina nonché d'evasione e di passatempo (se è lecito dirlo…).
Insomma una cosa leggera senza pretese di farne un manifesto.
Invece, invece esistono blogs o meglio blog/riviste con pretese o intenzioni di impegno letterario che accumulano moltissimi commenti di ogni livello: ormai è da almeno due anni che le scorro e provo da mesi e mesi, troppo spesso, un senso di frustrazione.
Molte volte ho scritto dei commenti su Naz. Indiana, per esempio, altri interessantissimi ne ho letti, degni di ricordo, conservazione e stampa.
E tutto finisce poi nel calderone o intruglio infernale degli archivi dove viene dimenticato, indi cancellato: pare di scrivere sull'acqua o sulla sabbia di una battigia.
É pur vero che tutto è effimero, ma qualcosa, qualche testo perdura anni: io trovo alla fin fine che il blog è uno dei massimi sintomi o segni della civiltà consumistica ove tutto si deve consumare rapidamente per far posto subito al nuovo prodotto.
Rispondeva Pasolini ad un intellettuale che diceva "prodotti" la sue poesie che una scarpa è un "prodotto" che si consuma e si deve consumare, la letteratura, la poesia no, esso è parto culturale che si rinnova ad ogni lettura.
Io francamente vorrei credere a Pasolini, vorrei fare mie queste sue parole ma ho dei dubbi filosofici sulla fruizione e durata dell'opera d'Arte.
Avevo chiesto più volte a Nazione Indiana di modificare graficamente il blog di modo che grandi temi culturali attuali ricchi di centinaia di contributi quali "Restaurazione" fossero sempre visibili attraverso un finestra o occhiello richiamabile con un click.
Purtroppo la mia osservazione non è stata raccolta.
Un vero peccato, riviste a parole decisamente anticonsumiste che si adeguano al massimo consumo verbale e di idee.
Allora, ripeto: è come scrivere sull'acqua, cose di poco momento, per cui se è così, sui blogs "impegnati" non ho più voglia di intervenire, oppure con molto distacco.
Ma poi ne vale la pena?

Pubblicato da cf05103025 alle 12:17 | link | commenti (72) | luoghi


Commenti
#1   25 Novembre 2005 - 15:09
 
Prendi i blog come un "avvento".
Se ti piacciono sposali,
oppure, lasciali al vento.
Ciao.
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#2   26 Novembre 2005 - 07:21
 
Secondo me ne vale sempre la pena.
Perchè nella molecola dell'acqua, l'"accadueoh!" (sì, esclamazione), si scoprirà la presenza di una "memoria subatomica".
Lo scoprirà una scienziata di betelgeuse che a causa di questo cadrà nelle maledizioni di tutta la comunità scientifica e intergalattica.
In questa memoria l'acqua, come qualsiasi materia allo stato liquido, anche complessa (ad esempio il sangue, il rhum, le lacrime, lo yoghurt magro, l'orzata) viene registrato ogni singolo movimento della molecola, tutte le impercettibili variazioni.
La memoria viene cancellata, poi, quando l'acqua cambia di stato (il che è una fregatura, per eventuali utilizzi tecnologici).
Questa memoria nucleare dell'acqua cambia completamente la teoria dei cerchi, delle onde, dei mulinelli, anche dei rutti o della membrana sull'orlo del bicchiere, la bombatura blobbica (non blogghica), quella tensione molecolare che il liquido, barbera compresa, fa per difendersi dalla tracimazione, con tutte le sue forze, disperatamente.
Per non perdere la memoria.
Quindi scrivere sull'acqua, come su qualsiasi altro liquido, anche non limpido o trasparente, ne vale la pena; perchè fino a un certo punto una traccia ne resta, basta andare a leggerla, o berla.
"Cara Franza, ho deciso di lasciarti, non sono in grado di spiegartelo a voce; per questo ho lasciato in cucina un bicchiere pieno d'acqua di rubinetto nel quale ho scritto tutto, anche se molte cose le sai già.
Ti prego leggilo, ma bevi quell'acqua si da non lasciare alcuna traccia del mio amore per te; me lo devi"
p.
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#3   26 Novembre 2005 - 08:19
 
Ho scritto
GINA TI AMO
sulla sabbia
poi è arrivato Ernesto
e ha cancellato tutto,

Ernesto in veste di nemesi storica
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cf05103025

#4   26 Novembre 2005 - 09:37
 
p., :-)
----
Comunque sono d'accordo con (copio) cf05103025, leggere blog noiosi e scritti male alla lunga può essere frustrante.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente anfiosso

#5   26 Novembre 2005 - 09:42
 
fanno venire mal di testa le parole difficili, gli argomenti "importanti", le cose tirate per i capelli, troppo di testa, troppo d'intelletto.
a quel punto pure l'intelletto che è tanto utile, si ingrippa.
e giustamente.
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#6   26 Novembre 2005 - 18:48
 
sono d'accordissimo.
io mi accontenterei già di una banale soluzione tecnica simile a quella dei forum, capace di far risalire in testa dei vecchi post, purché ricommentati.

perché diciamocelo: son pochi quelli che scoprono un blog e se lo leggono tutto.
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#7   26 Novembre 2005 - 19:29
 
Di fatto io pure mi angustio,
non ingiustificatamente, per la dispersione di energie.
Faccio un esempio:
un tale nuovo del web che vuole consultare un blog letterario non trova gli argomenti importanti che hanno avuto molti contributi perché, appunto, non segnalati come si deve.
Mentre il tal altro che va in bilioteca o su un sito scientifico trova gli argomenti con media facilità.
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#8   26 Novembre 2005 - 19:31
 
È vero, Flounder, che non sempre, quando si scopre un nuovo blog, si legge tutto. Specialmente se il blog ha una vita lunga e degli archivi corposi.
Però se il blog mi piace veramente, io gli archivi li apro, prima o poi. Magari non tutti di seguito, magari un po' alla volta, ma li leggo.
Per capire come il blogger ha iniziato, qual è la sua storia, se lo stile ha avuto evoluzioni... (d'altra parte ho un diploma in archivistica, tra le altre cose, dovrò pure sfruttarlo, in qualche modo)
Perché poi i vecchi post non sono scritti sull'acqua, e si possono recuperare (con fatica e amore, qualche volta).
L'anno scorso, ad esempio, con Herr Effe abbiamo effettuato, su Herzog, una operazione "Amarcord": nel mese di agosto, anziché lasciare il blog privo di aggiornamenti (causa ferie del titolare), abbiamo selezionato dei vecchi post, li abbiamo spolverati e pubblicati con la dicitura "Amarcord" e il link al post originale (e relativi commenti).
Qualcuno l'ha presa come una "replica" sullo stile RAI, ma tralasciando il fatto che (almeno per me) certe repliche si vedono sempre volentieri, lo scopo era fare accostare i "nuovi lettori" al "vecchio Herzog", il cui stile era un po' diverso da quello attuale.
Poi l'Herr dirà, molto meglio di me, come la scrittura sul blog, lungi dall'essere una "scrittura sull'acqua", corre il rischio di essere una scrittura permanente (e negli archivi di Herzog ci sono un paio di discussioni sul tema).

Quanto alla soluzione prospettata da Flounder, non credo sia adatta a un blog che, come sua impostazione, ha anche un "filo" cronologico, per cui lo spostamento del post potrebbe causare forse problemi di comprensione. Ritengo però che la soluzione adottata da molte piattaforme - quella, cioè, di evidenziare gli ultimi commenti, con l'indicazione del post di riferimento, sia più idonea. Se poi non dovesse bastare, su splinder è possibile "iscriversi" ai commenti del proprio blog e rintracciare così anche commenti su vecchi post (a me è capitato di veder commentato, su un blog cui sono iscritta, nel 2005 un post del 2003; ciò significa che qualcuno, gli archivi, li legge).

Scusate il lungo commento (e soprattutto la digressione tecnica).
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#9   26 Novembre 2005 - 19:34
 
Mah, che ti devo dire Mario?
I blog - impegnati? - mi paiono più dei centri di raccolta per sputarsi addosso fango. Poi si lamentano che questo e quello non funziona, quando sono loro stessi i primi a promuovere il ridicolo, il futile, l'inutile. Intervenire sì, ma poco, con cautela, con una battuta, perché inutile spendere intelligenza per sordi e muti, che poi, alla fine, se la fanno solo fra di loro.

Un forte abbraccio

Giuseppe
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#10   26 Novembre 2005 - 19:45
 
riccio, il fatto dell'amarcord mi piace.
ho deciso: creerò una sezione "Mirabilia".
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#11   26 Novembre 2005 - 19:47
 
hai colto nel segno.Del resto io già diffido di una società che non conserva nemmeno qualche giorno le pagine dei quotidiani se non per guarnire le lettiere degli animali da compagnia.Le volte che ho commentato un post non recente di qualcuno ho sentito di essere stato preso per scemo(non credo di esserlo per queste ragioni).Comunque nei blog almeno si può nutrire la segreta speranza di crescere nella forma perchè un pubblico,benchè minimo,ti responsabilizza.E nella sostanza perchè mettendo concetti nero su Bianco ci si schiariscono le idee;questo potrebbe succedere anche al singolo non cablato,d'accordo,ma in un contesto estraneo alla rete qualsiasi impegno sembra lavoro e di solito si favoriscono bricolage più pigri,o il niente di solito.è frustrante cavarsi il sangue nel deserto,ma magari da qualche parte ci si arriva pure.Il mio riferimento personale è sempre Carlos Fuentes:"uno scrive per vincere la propria solitudine,e la solitudine degli altri"(anche dei più splendidi,invero)
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#12   26 Novembre 2005 - 19:51
 
una soluzione per alzare la soglia media dell'attenzione ci sarebbe.E' un po drastica,mi rendo conto:post scritti con una sorta d'inchiostro simpatico.Chi c'era c'era
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#13   26 Novembre 2005 - 20:03
 
Davvero interessante il parallelo tra scrittura sui blog e consumismo!
Un punto di vista inedito.
Grazie per non uniformarsi al Pensiero Unico.
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#14   26 Novembre 2005 - 20:10
 
Flo', piace anche a me. Infatti ho deciso di radunare alcune delle cose scritte in giro da due anni a questa parte, ma vist oche conosco i miei limiti, le ho chiamate neglie (le cose inutili che, tuttavia, vengono conservate).

Diamonds, di chi crede che fosse il commento (14/4/2005) a un post del 2003? la mancanza di risposte non è sempre mancanza di attenzione... ;)
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#15   26 Novembre 2005 - 20:33
 
Riccio,tu non ci deludi mai.E in effetti mi stai facendo pensare al fulcro della questione.Il mio unico vero problema concerne il fatto che vorrei trovare una risposta a un quesito fondamentale:
-visto che coltivare un blog procura grosse soddisfazioni nel conquistare la stima di persone di cui ti piace il modo di ragionare e la sensibilità
-visto che aiuta pure a conoscersi meglio risparmiando su uno strizzacervelli
-visto che comporta una spesa notevole di tempo
--Ne varrà la pena?
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#16   26 Novembre 2005 - 20:43
 
Ecco perché quando bevo troppo mi sento tutte quelle parole nelle orecchie, per ore e ore, e loro mi dicono: ma che, senti le voci? ma ti chiami Giovanna? E io: no, sento le voci ma vi giuro non sono Giovanna. E qui vi dico e qui l'annego (nell'acqua) che al limite è bello pure questo, lo scorrere e perdersi, come succede alla vita e perché alle cose, a certe cose scritte no? Perché non la storia di Franza che fu lasciata come bere un bicchiere d'acqua? Che poi io vi confesso che c'ho un taccuino, sì, un taccuino di quelli di carta, proprio carta, e ci scrivo con una matita 3 o anche 4 B, che ci vengono pure le ombre, e a volte ci metto pezzi di blog, che sgocciolano tutti, e mi bagnano il taccuino e pure la matita, ma poi si asciuga. Sì, si asciuga.
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#17   26 Novembre 2005 - 23:23
 
Ma gli è' che il blog è come una barca. L'intero blog, dico, non i/il singolo post. Che ci fai con un solo remo, con un solo scalmo o con un solo paiolo nel mare? (Perchè è acqua di mare quella di cui si parla, no? :)) Dico una barca e penso a quelle dei pescatori. O anche a certe piroghe a bilancere con cui gli austronesiani hanno colonizzato il Pacifico. I bloggoni letterari, invece, a me sembrano un po' come dei traghetti Tirrenia.
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#18   26 Novembre 2005 - 23:26
 
non vado oltre l'home page, l'idea di un'impaginazione tipo forum, che richiama l'ultimo commento, è buona
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#19   27 Novembre 2005 - 00:36
 
mario, penso che hai ragione nel riferirti al consumismo (come situazione mentale, più che altro). E anche nel dire che è come scrivere sull'acqua: cosa che potrebbe avere il suo aspetto poetico, ma che forse, invece (per come di fatto stanno le cose) è solo un sintomo dell'ansia terribile che ci abbiamo addosso. Scriviamo per esserci, e però subito temendo di venire dimenticati, e così un post segue l'altro e si gira da un blog all'altro ecc., e spesso senza nemmeno leggere bene oltretutto.
Quanto ai blog letterari, in effetti concordo con le notazioni che fai tu.

Ciao

p.s. OT Ho un nuovo pc e riesco finalmente a entrare nel tuo blog;-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente arden

#20   27 Novembre 2005 - 01:41
 
Non lo so. Non lo so.
Mi fai pensare.
E mi viene in mente che forse c'è qualcosa che non quadra nel fondamento stesso di tutti questi ragionamenti sui blog. "Prodotto" e "parto culturale", consumismo e vera letteratura... Ma stanno davvero così le cose?
Provo a schematizzare:
1) I blog, in primo luogo, non sono (solo) letteratura, perchè ci sono in mezzo altri strumenti espressivi, come immagini, grafica e audiofiles. Quindi, semmai, sono un genere informatico, non solo letterario.
2) All'interno di questo genere informatico ci sono innumerevoli sottocategorie: poesia, narrativa, saggistica, critica, etc..
2) I blog sono buoni e cattivi, come è sempre stato per qualsiasi manifestazione artistica o creativa (anche Iginio Ugo Tarchetti e la scapigliatura milanese facevano cacare al cospetto del simbolismo francese e prima o poi, con grande sollievo di tutti, finiranno per sempre nel dimenticaio).
3) E' compito dei bloggers preoccuparsi di che fine faranno i blog? Non dovrebbero, piuttosto, preoccuparsi di fare ottimi blogs, nei limiti in cui le loro risorse tecniche, intellettuali e artistiche glielo consentono? L'ebanista Maggiolini costruiva mobili senza pensare se alla fine qualcuno li avrebbe bruciati nel caminetto. Gli piaceva, li faceva e, alla fine, è passato - suo malgrado - alla storia. Non sarà la sorte di tutti i bloggers, mi pare ovvio, ma chi studierà i blog saprà sicuramente distinguere un Maggiolini da un'imitazione.
4) Il problema che oggi pongono i blog (ma non solo essi: idem dicasi, infatti, per la letteratura, la televisione, il cinema, etc.) è quello della loro catalogazione. C'è una selva sterminata di videoscrittura e nessuno sa dove mettere le mani. Viene più facile parlare del fenomeno nel suo insieme che di qualche episodio specifico in particolare. Un casino inenarrabile di carne al fuoco, ma questo è inevitabile. Siamo quasi sei miliardi (più di tutti gli uomini vissuti dall'homo sapiens a oggi) e, nonostante il continuo e falso rimpianto dei "bei tempi andati", oggi c'è in circolazione una marea sterminata di gente alfabetizzata, informata, informatizzata, educata e creativa.
5) Un pochino è anche vero che il blog si porta dietro - per necessità - alcune caratteristche sulle quali si faceva sperimentazione nei luoghi pseudocolti una ventina di anni fa (la scrittura collettiva, l'interazione dei linguaggi, la dialettica combinatoria fra autore e fruitore, l'idea del "work in progress"). Ed è vero che tende irrimediabilmente verso un attegiamento cultualmente consumistico (chiedo scusa per lo scandaloso ossimoro). Ma non è un destino ineluttabile. Anche la Commedia dell'Arte nel seicento tendeva verso la dimenticanza. Il canovaccio si faceva copione per una sola rappresentazione, poi si dissolveva nella notte (e non c'era neanche un'archivio di pietra dove conservarne traccia). Però della Commedia dell'Arte se ne parla ancora oggi persino nei licei (almeno voglio sperare, è un po' di tempo che non frequento...). Ma, a parte questo, nulla impedisce di realizzare un blog con una struttura grafica che consenta di tenere sempre in rilievo la sua ossatura, le parti essenzialmente costitutive della sua anima, senza nessuna dispersione definitiva della scrittura (almeno quella fondamentale) sull'acqua.
6) Per chiudere me ne torno al punto 4), così aggiungo una puntualizzazione. Anche il "prodotto" non è necessariamente blasfemo, come l'artigianato non è certo una manifestazione di irriverenza nei confronti dell'arte. Le melanzane alla parmigiana sono un ottimo "prodotto", assolutamente "artistico" a volte, eppure lo sappiamo tutti dov'è che vanno a finire dopo la digestione. E in certe occasioni nemmeno il prodotto è importante: è il gesto, l'intenzione gioiosa che conta. Mica scopiamo sempre per fare figli, no? E c'è qualcuno che se la sente di dire che, allora, in questi casi si traduce tutto in una perdita di tempo perchè non si intravede alcun prodotto? Di più: mica scopiamo sempre perchè c'è amore, perchè vogliamo, cioè, trasmetterci un segno tangibile di comunione spirituale. Però è molto piacevole e divertente lo stesso, no?
Allora i bloggers, secondo me, dovrebbero pensare di più a fare l'amore con il proprio blog (non solo quello, mi raccomando...), invece di farsi le seghe mentali su dove va a finire questa storia. Il blog è una manifestazione di lieve e straordinaria creatività, per quanto minuscolo possa essere il risultato finale. si tratta solo di un linguaggio diverso e nuovo, con delle regole particolari, qualche risorsa in più e alcuni limiti tutti suoi. Ci penseranno, poi, gli archivisti e i teorici a discernere e classificare.
I bloggers pensino a fare festa.


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#21   27 Novembre 2005 - 07:39
 
e io che mi pensavo, in modo del tutto semplicistico.
che il blog potesse essere un diario dove ognuno mette ciò che vuole, che piaccia che non piaccia che sia intelligente e scemo.
che oca che sono.

credo che si parlasse più di come usare un blog al meglio, non della storia del blog in sé. mi pare, spero.
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#22   27 Novembre 2005 - 08:47
 
cara marypispa,
io mi pensavo che i blogs sono di ogni ogni sorta, ce n'è per tutti i gusti e per dirsi come sei cara che bel gattino mi han fatto un tatuaggino sul sederino, ce n'è che hanno pretese letterarie e comunque di discussione generale anche sociopolitica, ce n'è di autopromozione, io mi pensavo, ad esempio Lipperatura, che fosse un blog di letteratura di taglio critico ed invece praticamente fa cronaca letteraria ed informativa(e va bene se si vuole...)
Con ogni probabilità molti blogs andrebbero aggiornati con una forma grafica più fine, chiara, comprensibile per il nuovo lettore e pur per l'habituè.
Davvero sottoscrivo, in gran parte, quanto scrive l'amico Beppe Jannox che la delusione spesso è concente nel vedere scorrere battaglie incivili, fangose per i blogs più noti tanto per spetazzare un po'.
Felicissimo sono di vedere qui la firma di Arden (Anna)che è una delle migliori poetesse che io conosca.
In fin dei conti condivido, a fondo, la posizione intellettuale di diamonds e la citazione di Fuentes; già lo scrissi una volta, sul forum di Maltese, credo due anni fa, che in effetti la scrittura (anche narrativa) per prima cosa è( o meglio può essere) una sorta di affinamento e decantazione del proprio di filo di pensiero, nella scelta dello strumento, il linguaggio e lo stile una ricerca interiore, una specie di concentrazione che spesso ha delle affinità con le forme meditative, se condotta fondo, con costanza.
Davvero talvolta si scrive per conoscersi, per sondarsi, per scavarsi anche per solitudine, da anacoreta.
***
Adesso ci dico al tenente P.cf10052015 che ci faccia qui, a questo blog, un bell'occhiello evidenziato con su scritto:
SCRIVERE SULL'ACQUA

Mario
dico: grazie
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#23   27 Novembre 2005 - 09:49
 
poi ci sono i blog diurni e i blog notturni, ognuno con il suo preciso bioritmo.
poi ci sono le scritture private, le lettere, i messaggi invisibili ai più che sottendono il blog e in qualche modo lo influenzano.
così il blog diventa qualcosa con più chiavi di lettura, una esoterica e una essoterica.
per esempio, eh.
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#24   27 Novembre 2005 - 09:59
 
shemale,
dopo aver letto il tuo commento e a ver avuto un orgarmo multiplo qui, a casa dei cartografi, penso che dovresti prendere questo commento e postarlo come post autonomo in ineditablog.splinder.com

penso io, eh.
(adesso vado a fare la parmigiana di melenzane)
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#25   27 Novembre 2005 - 11:08
 
cartografo
abbastanza d'accordo con te. l'unica cosa positiva che ho trovato fino a oggi nel commentare e legegre questi blog è quella di confrontare le mie idee con quelle di altri. ne risulta così una specie di aggiornamento continuo. rimane il fatto che la maggior parte dei confronti (e degli scontri) sembra perdersi irrimediabilmente. un tempo i salotti letterari erano forse più efficaci e fattivi. forse sarebbe necessaria un' "appendice" a questo tipo di blog: la possibilità di incontrarsi e discutere visavì. iointanto torno a studiarmi le mie cartine geografiche a rilievo delle regioni italiani. è una droga
melpunk
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#26   27 Novembre 2005 - 11:29
 
io penso che non vada perso nulla, in quanto siamo noi a tenere a mente tutte le cose importanti o apparentemente stupide che si dicono.
la superficialità non esiste quando si parla, è tutto ugualmente importante, si porta via con sé e si tiene ciò di cui si ha bisogno.
è un fatto privato, personale, che continua dopo aver spento il computer.
secondo me.
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#27   27 Novembre 2005 - 12:02
 
scrivere sull'acqua.. parlare col vento..
preferisco il silenzio a volte..
si.. credo sia troppo impegnativo un blog impengativo..
così come troppo leggero un blog dove si fa l'elenco del pranzo.. o la lista della spesa..

l'equilibrio non esiste più...
sarebbe la risposta ad ogni cosa..
love Phx
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#28   27 Novembre 2005 - 12:03
 
A me tutti 'sti discorsi spaventano.
Non li capisco molto.
Io l'occhiello lo faccio anche, Mario, ma dimmi ben ben bene come e dove.
Che qui è un'osteria senza licenza, abusiva, il vino genuino anche se conservato nelle taniche da venti.
Tutta 'sta gente mette ansia, non riesco a star dietro alle ordinazioni, i bicchieri da lavare.
Le uniche cose che mi son rimaste impresse sono: con un remo solo, occhiello, orgasmo (scritto "orgarmo") multiplo e parmigiana di melanzane (oggi, qui, salamelle da cuocere con lenticchie).
Qui è, o vorrei fosse come un rifugio d'alta quota (con accessibile la sola stanza invernale), un bivacco: c'è posto per tutti ma quando si esce si prega di lasciare tutto com'era, c'è anche un quaderno a quadretti per le firme dentro la latta arrugginita dei biscotti mellin, sopra il camino.
E stop, cioè, io per oggi stop, voi proseguite pure.
p.
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#29   27 Novembre 2005 - 12:09
 
no, no.
mi permetto di rettificare. di fare l'errata corrige dell'errata corrige.
era proprio "orgarmo".

quell'altra parola, quella che dice lei, io non posso scriverla.
mi turba troppo.
così mi costringo all'artificio ortografico.
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#30   27 Novembre 2005 - 12:13
 
l'orgarmo lo prescrivevano all'ONARMO
uno al giorno prima dei parti
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